BLOCCHI ARTICOLARI

Il blocco articolare si verifica quando un’articolazione può entrare in disfunzione ovvero non si muove secondo i normali range articolari e può portare a dolori locali o riferiti.
I più conosciuti sono i blocchi vertebrali che possono portare il paziente a soffrire di mal di schiena o mal di collo, i blocchi articolari di caviglia, ginocchio,anca ecc.. che a lungo andare sono causano di artrosi precoce.

SPALLA DOLOROSA

  • Lesione al sovraspinato o cuffia dei rotatori

Una delle cause più diffuse della spalla dolorosa è la lesione del tendine sovraspinoso o dei tendini che fanno parte della cuffia dei rotatori. Dopo aver valutato attentamente le condizioni del paziente, l’ortopedico deciderà se c’è l’indicazione per l’intervento chirurgico . Se il medico ritiene il trattamento chirurgico non sia opportuno, indirizzerà il paziente verso la fisioterapia e riabilitazione che consisterà nel:
– Eliminare l’infiammazione e dolore
– Recuperare il range articolare perso
– Recuperare il tono muscolare

INSTABILITA' DI SPALLA

Si definisce instabilità il sintomo che il paziente avverte quando la spalla non rimane nella sua normale posizione. L’instabilità articolare della spalla può essere favorita da lassità, cioè da una situazione di incapacità a mantenere la spalla in sede.
La spalla instabile può andare incontro a lussazione (fuoriuscita completa della testa omerale dal suo alloggiamento normale, glenoide della scapola), sublussazione (parziale fuoriuscita della testa omerale) o a dolore in particolari posizioni o movimenti dovuti a spostamenti anormali della testa omerale come in ripetuti gesti sportivi o lavorativi.

SPALLA CONGELATA

La spalla congelata o capsulite adesiva è una condizione patologica che colpisce la capsula articolare, che progressivamente diventa rigida: si formano delle bande di tessuto, dette aderenze, che aumentano l’attrito dell’articolazione fino a limitare progressivamente il movimento del braccio
Questa patologia si presenta sia nelle fasi di movimento attivo sia di movimento passivo.
La capsulite adesiva può essere trattata in vari modi, a seconda dell’intensità del dolore, dell’età del paziente e della sua costanza nell’effettuare le terapie prescritte dal medico.
Il trattamento standard prevede la somministrazione di farmaci antinfiammatori per tutta la durata della malattia e la fisioterapia, specialmente durante la seconda e la terza fase .

ALLUCE VALGO

L’alluce valgo è una deformazione progressiva del piede in cui la base dell’alluce (primo metatarso) è deviata verso l’esterno, mentre la punta si sposta verso le altre dita. Con il progredire della deformità, l’alluce si sposta sotto al secondo dito che quindi rimane più in alto e può creare una situazione in cui il secondo dito strofina costantemente con la scarpa.
Questo disturbo può causare intenso dolore al piede nella parte anteriore e la formazione di una protuberanza alla base dell’alluce.

BORSITE TROCANTERICA

La borsite trocanterica (anche borsite del gran trocantere, entesite trocanterica o trocanterite) è un processo di tipo infiammatorio che colpisce la borsa sieromucosa del gran trocantere dove s’inseriscono i muscoli medio e piccolo gluteo, i muscoli otturatori interno ed esterno.
Questa patologia è frequente nelle persone che passano molte ore in posizione seduta e nei soggetti sportivi dove viene generalmente causata da gesti tecnici errati o esasperati.
Il trattamento consiste nel valutare l’origine della borsite ovvero capire se è di origine traumatica o da overuse, visto che sul femore s’inseriscono i muscoli medio e piccolo gluteo, i muscoli otturatori interno ed esterno si può verificare che l’eccessiva tensione e quindi trazione di questi muscoli porti all’infiammazione della borsa trocanterica.
Sarà quindi necessario andare a ristabilire le corrette tensioni miofasciali risolvendo cosi in modo definitivo la borsite trocanterica.

CERVICALGIA

Il termine Cervicalgia, in fisioterapia, sta ad indicare un generico dolore al collo dalla durata variabile e che può essere scatenato da diverse cause.
La cervicalgia è uno dei più diffusi disturbi muscolo-scheletrici; è un dolore, generalmente lieve per quanto fastidioso, con il quale molte persone convivono per mesi o addirittura anni, senza mai ricorrere alla fisioterapia.

TIPOLOGIE DI CERVICALGIA

Un fisioterapeuta può distinguere tre tipologie di cervicalgia:
1. Cervicalgia vera e propria  2. Sindrome cervico-cefalica 3.Sindrome cervico-brachiale.
A seconda del tipo di cervicalgia le manifestazioni dolorose interessano, oltre a quella cervicale, anche altre zone.
Nel caso di cervicalgia vera e propria, il dolore colpisce soprattutto la regione cervicale; in caso di sindrome cervico-cefalica invece, oltre al dolore cervicale si possono manifestare cefalea, vertigini, disturbi della vista e dell’udito e problemi nella deglutizione. Se invece il soggetto è affetto da cervico-brachialgia, si avverte dolorabilità alla nuca e al braccio e, talvolta, anche alla mano. 

IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI

Una corretta diagnosi è fondamentale per un impostare il giusto trattamento fisioterapeutico di questa patologia in quanto ci troviamo in una parte del corpo che riceve influenze da parte degli occhi, dalla mandibola, dalla lingua, dall’osso ioide, dal tratto dorsale della colonna, dalle spalle, dalle mani e dai visceri.. è necessario affidarsi a personale specializzato in grado di effettuare una diagnosi differenziale e che non si limiti solamente a visionare e trattare la cervicale in quanto potrebbe non essere lei la causa di disturbo.

TERAPIA DELLA CERVICALGIA

La terapia verrà eseguita in base alla diagnosi ovvero:
Se la cervicalgia dipende da un trauma diretto che ha portato ad un limitazione di movimento con dolore, sarà effettuata una terapia finalizzata ad eliminare i blocchi articolari e miofasciali.
Se la cervicalgia proviene dal tipo di lavoro sedentario e posture scorrette sarà proposta una (Rieducazione Posturale ed esercizi attivi per ristabilire una giusta postura e ad insegnare esercizi per il mantenimento.
Se il dolore cervicale proviene da un bruxismo notturno si dovrà eliminare le tensioni e le densificazioni del tessuto fasciale (mediante la Manipolazione Fasciale e trattamenti osteopatici) e il paziente sarà inviato da uno gnatologo per valutare se è necessario un bite.
Nel caso in cui il paziente ci riferisce, di aver avuto in passato traumi importanti ad esempio ad una spalla, polso ecc. andremo comunque ad associare, il trattamento cervicale a quello del distretto traumatizzato, in quanto è molto frequente che dopo un trauma importante il corpo trovi delle strategie per eliminare il dolore e sposti il problema in un altro distretto. In questo caso necessiterà di terapia manuale osteopatica e di rieducazione posturale.

CERVICO BRACHIALGIA

La cervicobrachialgia è un disturbo cervicale, che colpisce collo, braccia e mani, e causa dolori, fitte, formicolio nella zana colpita con conseguente disagio motorio.
Come prima cosa è importante effettuare una analisi clinica per capire se il problema è a livello del disco o periferico.
Nel caso si sospettino lesioni gravi all’apparato neurale, verrà consigliata una risonanza magnetica e visita da uno specialista. Nella maggioranza dei casi, lo specialista prescriverà delle cure farmacologiche a base di antidolorifici, antinfiammatori, miorilassant, e delle sedute fisioterapiche che possono far rientrare gradualmente i dolori e ripristinare un funzionamento ottimale.

COLPO DI FRUSTA

Il trauma distorsivo del rachide cervicale definito anche “colpo di frusta cervicale” o “cervicalgia da contraccolpo” è una patologia traumatica provocata meccanicamente da un’ iperestensione del collo, seguìta da un‘iperflessione compressiva, associata o meno ad un movimento di inclinazione laterale e/o di rotazione.

Si tratta di una lesione, spesso sottovalutata o addirittura trascurata nell’immediatezza del trauma, ma la cui evoluzione può dar luogo a molteplici e complesse sindromi clinico-funzionali.

SINDOME DI
DE QUERVAIN

E’ una patologia del tendine abduttore lungo ed estensore breve del pollice, è un’infiammazione della guaina che riveste due dei tendini che fanno muovere il pollice.
Questa infiammazione è detta tenosinovite.
L’infiammazione fa aumentare lo spessore e restringe l’apertura della guaina. Ciò riduce lo spazio a disposizione per lo scorrimento dei tendini, che quindi fanno attrito con la guaina stessa.
La malattia si presenta spesso in persone che eseguono movimenti violenti o molto ripetitivi con il polso. Per questo è frequente nei musicisti, nelle signore dedite al cucito e al ricamo, in chi usa molto il mouse o la tastiera del computer e del cellulare e nelle mamme.

Trattamento
Il trattamento consiste nel ristabilire il giusto scorrimento dei tendini nelle guaine, si trattano i tessuti tramite trattamenti osteopatici, manipolazioni fasciali o fibrolisi …..che ci permettono di lavorare sui tessuti fasciali profondi. Successivamente sarà importante rinforzare la muscolatura del polso e mano in modo da ridurre il carico di lavoro subito dal tendine.

DORSALGIA o DOLORE INTERSCAPOLARE

Per dorsalgia s’intende un dolore percepito nella zona che va dalla cervicale bassa fino all’ultima costola.
E’ un dolore che frequentemente è legato a problematiche muscolo scheletriche in quanto è un area che riceve le tensioni provenienti dal rachide cervicale, spalle , rachide lombare, diaframma, e visceri, quindi molto importante è la storia clinica del paziente per capire l’origine del problema. E’ un dolore che non va sottovalutato in quanto sono aree dove vi possono essere dolori riferiti provenienti da patologie gravi (neoplasie, pleuriti, pericarditi ecc) quindi è sempre meglio farsi visitare da un medico prima di recarsi a fare fisioterapia.
Spesso la dolsalgia si associa a cervicalgia o lombalgia o a dolori di spalla.
Generalmente, vengono colpite da questa patologia le persone che utilizzano molto le braccia nel lavoro, sport o che passano molte ore sedute in scrivania con posture errate .

Trattamento:
Il trattamento consiste nell’ eliminare i blocchi delle vertebre dorsali che possono creare limitazioni e dolori nel movimento e ricreare il giusto scorrimento dei tessuti miofasciali .
Dopo aver ridato il giusto movimento articolare e tessutale al corpo andremo a lavorare sulla rieducazione posturale ridando al corpo la giusta postura ed equilibrio.

DISTUBI DELL’EQUILIBRIO

Si parla di disturbi dell’equilibrio:

  • Statico: quando il soggetto fermo, avverte comunque una sensazione di movimento
  • Dinamico: se la persona in movimento subisce un “barcollamento”

In entrambi i casi si ha un’instabilità del corpo con conseguente incapacità di mantenere l’orientamento nello spazio.

I principali sintomi per chi soffre di problemi di equilibrio sono:

  • Vertigini: impressione che l’ambiente circostante si muova o ruoti
  • Difficoltà di camminare senza cadere
  • Nausea e vomito
  • Confusione mentale che porta a disorientamento
  • Talvolta offuscamento della vista

Le cause della mancanza di equilibrio sono molteplici, ma le più importanti si dividono in tre gruppi:

  • Disturbi dell’apparato vestibolare (cioè l’organo dell’equilibrio) dell’orecchio
  • Patologie neurologiche come sclerosi multipla o morbo di Parkinson
  • Disturbi circolatori e demenza vascolare

Nel primo gruppo rientrano infezioni o infiammazioni, otiti, labirintiti, sindrome di Ménière e, solitamente, in questi casi l’instabilità è associata a nausea, vomito, sudorazione, calo dell’udito.

Altre cause possono essere: trauma cranico, lesioni neoplastiche del cervelletto, assunzione di alcuni medicinali, problemi alla cervicale, patologie che interessano l’apparato scheletrico (per esempio l’artrite).

Trattamenti consigliati:

  • Farmacologico ( su prescrizione medica)
  • Riabilitazione vestibolare
  • Valutazione e trattamento con pedana stabilometrica

COXARTROSI

L’artrosi dell’anca è una patologia causata dalla degenerazione della cartilagine che ricopre l’articolazione dell’anca. La cartilagine svolge una funzione cuscinetto e permette lo scorrimento delle ossa l’una contro l’altra, evitando gli attriti: quando si rovina e non ricopre più del tutto le superfici articolari, l’aumento dell’attrito e la ridotta flessibilità dei tessuti può generare l’infiammazione delle altre parti molli, come tendini e legamenti, portando alla lunga alla deformanzione dei capi articolari.

Possiamo distinguere l’artrosi primaria ,con cause sostanzialmemte sconosciute. Si ritiene che alle sue origini ci possa essere una predisposizione genetica.
L’artrosi secondaria è legata a eventi o patologie diverse come anomalie congenite (tipo la displasia dell’anca), patologie asteoarticolari (come l’ osteonecrosi asettica), eventi traumatici (come fratture) o artrosi legate a fattori occupazionali come professioni che richiedono un utilizzo eccesivo dell’articolazione.

DISTORSIONE

La distorsione è un danno a un’articolazione provocata da un trauma con allungamento o rottura dei legamenti, ha luogo quando il movimento dell’articolazione va oltre il suo normale range di movimento.

Le cause del trauma sono, perlopiù, dovute a movimenti bruschi di torsione e rotazione. Caviglia, ginocchio e spalla sono, in ordine decrescente, le articolazioni più frequentemente colpite da distorsione, anche se tutte le articolazioni del corpo possono essere interessate.

Le distorsioni sono classificate a secondo della gravità in una scala che va da 1 a 3.

1° grado: quando non si verifica rottura dei legamenti, ma solo lo stiramento.
2° grado: quando i legamenti della capsula articolare si rompono completamente o parzialmente, ma l’articolazione è ancora stabile,
3° grado: riguarda le lacerazioni capsulo-legamentose più gravi, che causano l’instabilità dell’articolazione. Può essere presente oltre che da una rottura dei legamenti anche da una frattura ossea. ( in particolare nella caviglia)

Trattamenti consigliati:

DITO A SCATTO

Il dito a scatto (più correttamente tenosinovite stenosante dei flessori delle dita o morbo di Notta), è una patologia relativamente frequente che si manifesta di solito in seguito a un trauma, ad un utilizzo ripetuto nella mano o post intervento chirurgico di tunnel carpale.
Il dito a scatto interessa i tendini flessori delle dita delle mani e le pulegge, ovvero gli anelli fibrosi all’interno dei quali scorrono i flessori. Le cause precedentemente elencate provocano un restringimento della guaina tendinea che “strozza” i tendini, i quali, a monte dell’ostacolo, si dilatano provocando una formazione nodulare che provoca un’ulteriore riduzione delle possibilità di scorrimento. Il tendine coinvolto non è in grado di scorrere liberamente nella membrana e il dito rimane quindi bloccato in posizione piegata per poi raddrizzarsi con uno scatto.

GONALGIA

Quando si avverte dolore al ginocchio si parla di gonalgia. La gonalgia è un disturbo muscolo schelettrico che colpisce molte persone.
La causa principale della patologia è connessa ai NERVI che forniscono sensibilità al ginocchio, all’ANCA alle CAVIGLIE alle cosce; questi nervi spesso si infiammano causando un forte disagio al ginocchio.
La gonalgia si manifesta con il dolore (a volte acuto, a volte cronico), gonfiore e talvolta ematomi.

La gonalgia è una patologia molto diffusa soprattutto fra coloro che sono in continuo movimento e che mettono sotto sforzo la SCHIENA, le ginocchia, le anche, ect.
La causa principale è l’infiammazione dei NERVI che partono dalla schiena e passano per il ginocchio. A volte però possono infiammarsi causando dolore.

Altre cause che possono provocare il dolore al GINOCCHIO sono:

  • Distorsione dei legamenti
  • Lesione dei menischi;
  • Frattura delle ossa del ginocchio;
  • Lussazione del ginocchio;
  • Tendiniti (tendine rotuleo)
  • Borsite del ginocchio
  • Artrosi del ginocchio;
  • Cisti di Baker;
  • Condropatia rotulea
  • Gotta
  • Artrite settica;
  • Freddo;
  • Postura scorretta;
  • Inattività;
  • Obesità;
  • Sport che mettono sottosforzo il ginocchio;
  • Malformazioni o problemi strutturali come ginocchio valgo o varo.

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ARTRITE

L’Artrite è un’infiammazione delle articolazioni. Le cause che inducono la comparsa possono essere di origine autoimmune, traumatica, infettiva, metabolica o idiopatica. Può colpire soggetti di qualsiasi età e si manifesta, con dolore, arrossamento, gonfiore, rigidità, e aumento della temperatura delle articolazioni interessate..
Può interessare una o più articolazioni e può essere acuta o cronica.

Fra le diverse tipologie di artriti, vanno ricordate:
Artrite reumatoide, causa non nota, può portare a deformità articolare
Artrite gottosa ( Gotta) provocata dall’accumulo di cristalli di urato di sodio nelle articolazioni.
Artrite Settica, provocata da germi, virus o funghi che originano spesso lontano dall’articolazione, ma che arrivano dentro l’articolazione;
Artrite Psoriasica talvolta simile all’artrite reumatoide, in genere presente in soggetti con la psoriasi o che hanno famigliari di primo grado con la psoriasi.
Artrite reattiva, frequente nei giovani, spesso interessa le articolazioni degli arti inferiori. Si chiama “reattiva” perché è una risposta (articolare) a un fatto infettivo a distanza, spesso genito-urinario (cistite, prostatite, ecc.) in genere precedenti di qualche settimana.
Artrite Enteropatica, è un tipo di artrite cronica, tipicamente associata a due malattie infiammatorie dell’intestino: il Morbo di Crohn e la Colite ulcerosa ( o rettocolite ulcerosa). Colpisce le articolazioni delle estremità del corpo e le articolazioni della colonna vertebrale.
Osteoartrite: nota cnche come ARTROSI

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TENDINITE

La TENDINITE è un processo infiammatorio che coinvolge uno o più tendini. L’infiammazione è causata dalla ripetizione cronica di micro-sollecitazioni che, a lungo andare, alterano la normale struttura delle fibrille. Si parla in questo caso di patologia tendinea da sovraffaticamento.
Quando un tendine è sollecitato oltre il limite di sopportazione fisiologica, le fibrille che lo compongono subiscono delle lesioni che vengono riparate spontaneamente, ma le nuove cellule formeranno un tessuto più vascolarizzato, disorganizzato e meno resistente dell’originale. Si parla, in questo caso, di degenerazione tendinea che avrà come risultato finale una diminuzione della dimensione delle cellule (ipotrofia).
Se a tale degenerazione è associata una risposta infiammatoria si parla di tendinite, in caso contrario di TENDINOSI.

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ARTROSI

Nota anche come Osteoartrosi o Osteoartrite.
L’artrosi è una malattia dovuta all’usura e all’invecchiamento delle articolazioni, che colpisce soprattutto le sedi più sottoposte al carico, cioè le anche, le ginocchia e la colonna vertebrale; più raramente può riguardare anche le articolazioni di mani e piedi.
Lo stato infiammatorio che la caratterizza insorge per effetto di un deterioramento progressivo dello strato cartilagineo che ricopre le superfici articolari.
Oltre a dolore, rigidità articolare, gonfiore e ridotta capacità di movimento, comporta anche la formazione di osteofiti (o speroni ossei).
I fattori di rischio dell’osteoartrite sono diversi; tra i più importanti, si segnalano l’età avanzata, l’appartenenza al sesso femminile, gli infortuni articolari, fratture e l’obesità.

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LOMBALGIA E LOMBOSCIATALGIA

Il dolore lombare, detto anche lombalgia o più semplicemente MAL DI SCHIENA indica un disturbo di carattere muscolo-scheletrico, in quanto va a interessare i muscoli e le ossa della parte inferiore della schiena, ovvero la regione lombare.

In base alla durata del dolore si distinguono varie forme di lombalgia:
Lombalgia acuta: è caratterizzata dalla comparsa improvvisa di un forte dolore, che tende a risolversi generalmente nel giro di pochi giorni. Di fatto è una contrattura muscolare causata da un movimento brusco o dall’aver sollevato un peso eccessivo;
Lombalgia subacuta: la persistenza del dolore si protrae per più tempo rispetto alla forma acuta, anche se scompare entro le 12 settimane;
Lombalgia cronica: il disturbo di norma è più sopportabile rispetto al dolore acuto, ma è più invalidante in quanto permane per più di 3 mesi, compromettendo, nelle situazioni più gravi, anche le normali attività quotidiane.

Non bisogna tuttavia confondere i termini lombalgia e lombosciatalgia.
Nel primo caso il dolore muscolo-scheletrico è localizzato a livello del rachide (cioè il raggruppamento di più vertebre di una specifica regione del corpo umano) lombare, dorsale o di entrambi, mentre nel secondo si irradia alla superficie posteriore della coscia a causa della compressione e dell’infiammazione del nervo sciatico, generalmente per la presenza di un’ernia alla colonna vertebrale o di processi artrosici presenti nella colonna in età più avanzata.

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DISCOPATIA

Si parla di discopatia in presenza di un’alterazione dello spessore o della posizione dei dischi intervertebrali, piccole strutture circolari poste tra una vertebra e l’altra deputate ad ammortizzare e distribuire la sollecitazione derivante dai movimenti del corpo.

Si distinguono due discopatie: la protrusione discale e l’ernia del disco.

La protrusione è la discopatia più comune e si caratterizza per una fuoriuscita del disco dal suo spazio naturale e l’invasione di quello circostante, fino al contatto con le vicine radici nervose. Questo può verificarsi quando il disco perde spessore o va incontro a disidratazione. La protrusione determina un dolore che può irradiarsi lungo il nervo sciatico, parte posteriore della gamba), oppure lungo il nervo crurale, interessando la coscia nella parte anteriore e l’inguine.
Si parla di Ernia del disco se il deterioramento del disco porta alla rottura del disco stesso con la fuoriuscita del nucleo polposo che va a invadere lo spazio circostante con conseguente compressione delle radici nervose che determina infiammazione e dolore.

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